SALA DELLE GRANDI TELE

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Dall’alcova si accede alla prima delle due sale adiacenti all’alcova, della cui decorazione originaria non resta che la struttura a modiglioni della volta. Il Redentore di Orsola Caccia (Moncalvo, 1600 c. – 1676) e le quattro grandi tele provenienti da chiese conventuali astigiane soppresse in epoca napoleonica documentano l’arte figurativa cittadina tra la seconda metà del Seicento e l’inizio del secolo successivo.

Il dipinto intitolato Cristo e gli apostoli sulle rive del Borbore (1671 ca.) di Pietro (Parigi, 1625 – Asti, 1675) e il figlio Giovanni Antonio Laveglia (Asti, 1653 – post 1710) presenta una veduta della città seicentesca con le mura e le fortificazioni medievali.

Al maggiore pittore astigiano del Settecento, Gian Carlo Aliberti (Canelli, 1670 – Asti 1727) è documentata la pala d’altare con Sant’Anna tra San Carlo Borromeo e Santa Cristina, 1716-1717.

Dal presbiterio della chiesa di San Giuseppe dei Teresiani (edificio ancora esistente) provengono le tele con Riposo durante la fuga in Egitto e il Transito di san Giuseppe, opera di un pittore lombardo prossimo all’ambito figurativo del milanese Stefano Maria Legnani detto il Legnanino.

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