Gian Genta. Donne e Civette: Maledetta Passione.

Ho trovato la definizione del Bello, del mio Bello.

È qualcosa di ardente e di triste… una testa seducente e bella,

Una testa di donna, voglio dire, è una testa che fa sognare

Insieme ma in un modo confuso — di voluttà e di tristezza;

Che comporta un’idea di malinconia, di stanchezza, anche di sazietà.

 

Baudelaire, Diari intimi


«In modo personalissimo Gian Genta mescola il pensare col sentire, l’intelletto con il cuore, entro una formula che non può essere riassunta in poche righe, perché non è un sistema, ma un percorso lungo e variegato come la sua vita. Originale sperimentatore è di fatto arrivato alla ceramica attraverso la scrittura e la pittura. Le sue opere nascono dal sentimento, dall’intuizione, dalla memoria. Sono ceramiche con un qualcosa di arcaico che però posseggono il calore che piace al pubblico moderno. Con un’intelligenza ed una sensibilità fuori dal comune crea di fatto una nuova cultura di bellezza: voglia di colore e di sostanza in perfetto sodalizio. Colori che regalano effetti speciali, fanno risaltare la bellezza più vera delle ceramiche, tinte luminose od effetti matt ottenuti con la sapienza del fare per un risultato intenso o discreto che gioca sui contrasti entro una collezione di nuance che spaziano dai rossi intensi ai bruni più dolci, dai blu cobalto agli arancio solari, dai beige naturali ai terra, dal platino prezioso al verde savana. Gian Genta mescola gli smalti, gli ossidi, adeguando la formula alla propria vena creativa per fare di ogni testina femminile una protagonista. In quest’esposizione l’artista savonese porta l’esultanza creativa del suo temperamento unita al sottile ingegno indagatore nell’espressione dei volti delle giovani donne, nell’essenzialità dei volumi, nell’eleganza delle soluzioni decorative e nel taglio particolarissimo delle belle teste femminili così come in genere in tutta l’opera ceramica ove sempre è evidente un forte intento espressionistico che si traduce in forme raffinatamente arcaizzanti. Sculture straordinarie per maturità di visione, per intensità espressiva di certe semplificazioni plastiche dove l’affettuosa restituzione della verità del soggetto coincide con la preoccupazione della forma preziosamente stilizzata in un bivalente accordo frutto di una sensibilità umana che trasforma i molteplici soggetti iconografici in forme di ideale bellezza non scevre della loro concreta fisicità».

Giorgia Cassini