La Fondazione Palazzo Mazzetti, la Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e la Città di Asti, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo e le Diocesi di Asti, Torino, Casale Monferrato, Acqui Terme presentano la mostra “Nella città d’Asti in Piemonte”. Arte e cultura in epoca moderna.

“La mostra conclude le celebrazioni del 25° anniversario di nascita della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, da sempre motore di sviluppo e crescita del nostro territorio.” Mario Sacco – Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Asti  e presenta numerose opere restaurate con il contributo della Fondazione e importanti prestiti da musei italiani e stranieri. I dipinti sono accompagnati da argenti, paramenti sacri e sculture.

L’iniziativa ha ottenuto la medaglia del Presidente della Repubblica, il patrocinio della Regione Piemonte, della Provincia di Asti, del Mibact e del Ministerio de Cultura de España.

In seguito alla mostra Asti nel Seicento del 2014, molti cantieri di lavoro e spunti di carattere scientifico sono emersi in città e sul territorio.

L’esposizione di quest’anno si inserisce in un contesto denso di studi e debitore di una forte tradizione che si lega a un’analisi sempre più articolata dell’Astigiano. Basti pensare alle mostre Acquisizioni e restauri (2000), a cura di Elena Ragusa; Tra Belbo e Bormida (2003), a cura ancora di Ragusa e Angelo Torre; Il Teatro del Sacro (2009), a cura di Rossana Vitiello. Ancora una volta i risultati presentati hanno avuto come premessa imprescindibile le campagne di catalogazione ministeriale avviate dalla Soprintendenza, a cui si è affiancato – dal 1998 – il censimento della Conferenza Episcopale Italiana: schedature che hanno evidenziato la ricchezza del patrimonio artistico conservato nel territorio provinciale.

Il periodo storico dell’esposizione – che trae il nome da un breve passo della Vita di Vittorio Alfieri – comprende tutto l’Ancien Régime. Più precisamente, prende le mosse dalla prima guerra di successione di Mantova e del Monferrato (1613-1617), ora oggetto di nuovi studi di livello europeo nell’ambito dei centenari della Guerra dei Trent’anni, e ha all’incirca come termine l’episodio della Repubblica Astese del 1797, fra i primi episodi di giacobinismo nella penisola e perciò considerata uno dei primordiali movimenti di presa di coscienza nazionale.

Il lungo arco cronologico adottato permette non solo una rilettura storica e figurativa dell’Astigiano con particolare attenzione alle scelte della committenza, ma consente anche di osservare le vicende della storia di Asti in epoca moderna – storiograficamente piuttosto trascurate a fronte del fulgido passato medievale della città dei banchieri “lombardi” – alla luce della ribalta europea garantita dai legami del luogo e della dinastia sabauda con la monarchia spagnola.

L’assedio di Asti del giugno 1615, documentato da un ciclo di importanti tele (concesse in prestito dal Museo Del Greco di Toledo) – di recente attribuite alla bottega del celebre pittore Giovanni Battista Crespi detto il Cerano – commissionate dal marchese dell’Hinojosa, governatore dello Stato di Milano, fu solo uno dei momenti di contatto della città con Madrid: già le nozze di Carlo Emanuele I con l’Infanta Catalina Micaela d’Asburgo, figlia di Filippo II, avevano irradiato in Piemonte pratiche devozionali e gusti di matrice iberica, ad Asti testimoniati dalla processione dell’Entierro e dal zapato – relicario in argento (ossia la Sacra Scarpa della Madonna, già presso i Carmelitani di Asti e oggi conservata presso l’Istituto Opera Pia Isnardi di Asti).

La stessa vicinanza con Milano, oltre che con la Repubblica di Genova finanziatrice della corona spagnola, determinò la presenza in loco di mercanti forestieri e la diffusione del commercio lungo le direttrici padane e liguri. D’altro canto, ridottasi dalla seconda metà del Seicento l’influenza spagnola e rafforzatosi invece il governo sabaudo sulla provincia (destinata a perdere la funzione di baluardo militare a vantaggio di Alessandria), Asti e dintorni restarono al centro delle trattative fra Torino e il Papato circa il possesso dei cosiddetti “feudi della Chiesa d’Asti”, il che favorì la circolazione di nunzi e vicari provenienti da Roma in un quadro ancora piuttosto dinamico e attestato dall’attività di figure vescovili forti quali Innocenzo Milliavacca e Maurizio Caissotti di Chiusano.

Le loro commissioni e quelle delle élite astigiane, pendolari fra il luogo d’origine e la corte di Torino, così come i cabrei ecclesiastici e le relazioni degli Intendenti regi fungono da linee guida nell’esposizione di opere e oggetti di qualità rilevante e frutto di una cultura non necessariamente localistica, ma aperta alle suggestioni regionali e internazionali più in voga.

 

Scheda tecnica

Asti, Palazzo Mazzetti – Corso Vittorio Alfieri, 357 – dal 28 ottobre 2017 al 25 febbraio 2018

Orari: da martedì a domenica, dalle 10,30 alle 18,30 (ultimo ingresso 17,30).

Biglietti: intero € 5.00, ridotto € 3.00 (gruppi, minori di 18 e maggiori di 65 anni, scuole, titolari di apposite convenzioni). Gratuito minori di 6 anni, un accompagnatore per gruppo, due insegnanti per classe, disabili con accompagnatore, guide turistiche, giornalisti con tesserino. Libero accesso per i possessori di Abbonamento Torino Musei, Torino + Piemonte Card e Torino  + Piemonte Card Junior.

Astimusei e lo smarticket.

Con il biglietto di ingresso viene consegnato lo SmarTicket con il quale è possibile accedere, oltre che a Palazzo Mazzetti, ai seguenti siti/musei: Domus Romana – Cripta e Museo di Sant’Anastasio – Complesso di San Pietro (durante i rispettivi orari).

Per informazioni

Palazzo Mazzetti – Corso Vittorio Alfieri, 357 – 14100 Asti – Tel. 0141 530403

info@palazzomazzetti.it www.palazzomazzetti.it

Ufficio stampa: Palazzo Mazzetti – Corso Vittorio Alfieri, 357 – 14100 Asti – Tel. 0141 530403 – segreteria@palazzomazzetti.it

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