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Sin dai primi anni ’80 del secolo scorso ad Asti, come negli altri centri urbani piemontesi, si avviavano le prime indagini di emergenza in cantieri pubblici e privati, nell’ambito di una sempre più incisiva azione di tutela da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici. Da allora tale azione non è mai cessata, accompagnata da una sempre maggiore e diffusa consapevolezza dell’importanza della salvaguardia del patrimonio archeologico conservato nel sottosuolo delle nostre città.
Le indagini condotte in Palazzo Mazzetti ne sono una importante testimonianza, anche per il rispetto delle preesistenze, ben integrate nel progetto di recupero che tiene in considerazione le nuove esigenze per la fruizione dell’edificio.
L’esposizione nel Museo di Palazzo Mazzetti dei numerosi reperti recuperati negli scavi effettuati negli ultimi anni illustra, per la prima volta ad Asti, le potenzialità e i risultati di uno scavo archeologico stratigrafico condotto nell’ambito dei lavori di restauro di uno dei più importanti palazzi nobiliari cittadini.

Ma la mostra e la Guida che la accompagna non si limitano alla presentazione al pubblico di oggetti inediti, esemplificativi della lunghissima storia del sito, e con esso della città, dal I secolo a.C. al Settecento, mostrando anche quali e quanti risultati si ottengono con il lavoro interdisciplinare di numerosi specialisti, non solo archeologici.
Pur nell’ambito di uno studio ancora preliminare sui numerosi reperti raccolti, che dovrà essere approfondito, è apprezzabile lo sforzo di tanti colleghi e amici, coordinati da Federico Barello, per presentare al pubblico in tempi inusitatamente rapidi rispetto alla conclusione dei lavori una serie di scoperte che arricchiscono il quadro storico della città e pongono le basi per stimolanti ricerche future.
Questa mostra, pertanto, costituisce un significativo esempio di come l’azione di tutela della Soprintendenza, condotta in piena sintonia con le altre istituzioni cittadine, e in questo caso con il prezioso sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, che si ringrazia, possa offrire un contributo concreto e uno stimolo per l’auspicato riallestimento del Museo Civico, restituendo ad Asti il ruolo di primaria importanza per la valorizzazione del comune patrimonio archeologico.