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Organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio e dalla Soprintendenza per i Beni Storico Artistici ed Entoantropologici del Piemonte con la collaborazione della Diocesi di Asti La mostra si inserisce all’interno di un programma di tutela che negli ultimi anni ha visto convergere intorno alla scultura lignea tra Sei e Settecento, la realizzazione di piccoli e grandi interventi di restauro finanziati con il contributo della Fondazione, in coerenza e in concomitanza con una sensibilità e un impegno che dura da quasi un ventennio.

L’esposizione vuole riflettere per la prima volta in maniera globale sul ruolo della scultura lignea nell’Astigiano in epoca definita, tra il Manierismo e il Barocco, sulla sua capacità di restituire le diverse identità collettive delle comunità, interpretando il territorio nell’unica maniera possibile, cioè come crocevia di diverse influenze artistiche, e dando quindi conto di esperienze quanto mai differenziate, dagli apporti fiamminghi (Michele Enatem) , a quelli lombardi luganesi (stabiliti in loco, come i Bonzanigo, o attestati a Casale, come i Cassina, o a Torino, come il Plura) o comunque delle zone alpine e prealpine tra Lombardia e Piemonte, alla presenza di diverse botteghe torinesi, come quelli dei Clemente, di Ignazio Perucca o dei Riva, e al variato influsso delle produzioni liguri.

Momento importante della mostra che costituisce una delle novità dell’esposizione è la meraviglia indotta dal grande numero delle testimonianze risalenti al secolo XVII, che impone una rivalutazione della stagione del Barocco attraverso la riscoperta del ruolo della bottega astigiana di Michele Enatem i cui capolavori proposti finiscono per costituire una sorta di percorso iconografico all’interno della mostra collettiva.

Un’ulteriore novità dell’esposizione è costituita dagli importanti recuperi di alcune opere che grazie al restauro tornano a presentarsi con la veste originale ritrovata al di sotto di pesanti ridipinture.